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La nostra storia

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La nostra storia

L'esperienza cooperativa degli istituti di credito romagnoli trova le sue radici nell'ampia diffusione che la dottrina della Chiesa aveva nelle campagne fra la fine del 1800 e l'inizio del 1900. Centro promotore di questa apertura al credito cooperativo fu Faenza, il cui agro fu tra i più disponibili ad accogliere i programmi di rinnovamento sociale proposto da Leone XIII che, nell'enciclica Rerum Novarum, si scagliò fortemente contro l'usura, la speculazione e l'economia monopolistica.

La provocazione papale fu accolta nel 1894 dal Congresso Cattolico Italiano che, seguendo l'esempio tedesco delle Raiffesein, propose che: “in ogni parrocchia rurale o borgata agricola avesse per pronta cooperazione del reverendissimo clero e dei cattolici, a fondarsi una cassa rurale cattolica di depositi e prestiti per sostenere l'agricoltura italiana e tutelare il risparmio del lavoratore”.

Con questi dettami dal 1895 al 1904, nella vallata del Senio, nacquero ben otto casse rurali. Fra queste vanno ricordate la Cassa Rurale di San Petronio di Castelbolognese, e quella di Sant'Urbano di Casola Valsenio. La prima fu fondata il 29 gennaio del 1904 per iniziativa dei fratelli Bosi, don Stefano parroco di Castelbolognese e il seminarista Francesco, e di don Gaspare Bianconcini, parroco della Serra di Castelbolognese. I tre, appartenenti al gruppo dei “chierici bollenti”, seguivano le idee di don Romolo Murri, prete marchigiano assai ribelle e sostenitore proprio della lotta alle speculazioni capitalistiche. All'esperienza di Castelbolognese seguì, il 29 marzo dello stesso anno, quella di Casola Valsenio in cui il notaio Francesco Tiezzi rogitò la nascita della Cassa rurale di Prestiti di Sant'Urbano.

I compiti degli istituti di credito cooperativo si traducevano in un grande lavoro di lotta all'usura e di concessione di capitali che permettessero ai soci di lavorare con maggior serenità nel futuro. Nel 1911 in una pubblicazione a cura della Federazione delle Casse Rurali di Romagna si possono leggere i risultati raggiunti: “l'usura in campagna è completamente scomparsa, il credito, trovato facilmente alla Cassa Rurale, ha permesso di ritardare la vendita dei generi fino al momento propizio, ha permesso di pagare i debiti contratti a condizioni onerose, ha reso possibile l'acquisto dei concimi per intensificare la coltura dei campi e ha reso piccoli possidenti molti mezzadri che trovarono nelle casse rurali il capitale per l'acquisto di parte del bestiame padronale”.

Durante il primo dopoguerra, con la nascita del fascismo, le casse rurali ebbero vita molto difficile. La contrarietà del regime di Mussolini alle organizzazioni religiose che cercavano di affrancarsi dal suo controllo era dura e implacabile. Una ingerenza a cui molti amministratori delle casse rurali dovettero, presto o tardi, abbassare il capo. Questo permise loro però di mantenere l'operatività delle loro piccole banche: un'attività fondamentale per l'economia prevalentemente agricola dei territori in cui operavano. Dopo la seconda guerra mondiale si assiste alla ripresa economica ma ciò non consente la sopravvivenza autonoma delle piccole casse rurali.

Dal 1970, la Cassa di Casola Valsenio si fonde con quella di Castel Bolognese dando vita alla Cassa Rurale ed Artigiana di Castelbolognese e Casola Valsenio (oggi Banca di Credito Cooperativo della Romagna Occidentale), che prosegue l'iniziativa intrapresa dai fondatori nel 1904 di istituzione al servizio dell'economia locale. Unico esempio rimasto, nella vallata del Senio, di servizio mutualistico cooperativo nel campo del credito.